Stine Ferguson, Head of Sustainability, PwC og Hilde Sandmæl, Key Account Manager, LCA.no

Omnibus non richiede una pausa: Stine Ferguson, PwC, su Omnibus, sostenibilità e vantaggio strategico

La cosiddetta proposta Omnibus dell’UE ha suscitato scalpore nel campo della sostenibilità negli ultimi mesi. Per molte aziende, significa un rinvio degli obblighi di rendicontazione, ma ciò vuol dire anche una pausa negli sforzi di sostenibilità? No! Se si chiede a Stine Ferguson, Responsabile Sostenibilità di PwC Østfold.

– “Ritengo che sia altrettanto importante gestire il rischio legato alla sostenibilità quanto qualsiasi altro rischio aziendale, sia esso finanziario, operativo o ambientale. Le aziende devono capire che questo non è il momento di mettere in pausa il lavoro sulla sostenibilità,” afferma Ferguson.

PwC e il ruolo del consulente nella transizione verde

PwC (PricewaterhouseCoopers)  È una delle più grandi società di consulenza al mondo, con oltre 364.000 dipendenti a livello globale in 151 Paesi – e più di 2.600 in Norvegia, distribuiti in 27 uffici. In qualità di consulente all’intersezione tra strategia, sostenibilità e conformità normativa, Ferguson porta con sé una vasta esperienza maturata sia nel settore pubblico che in quello privato. Il suo titolo ufficiale è Senior Manager e Responsabile Sostenibilità presso PwC Østfold Norvegia.

– Mi occupo di strategie di sostenibilità, rendicontazione delle emissioni di carbonio, della Legge Norvegese sulla trasparenza e collaboro strettamente con i nostri team di revisione per fornire una contreta verifica sulla rendicontazione di sostenibilità in linea con la *CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive)» – spiega Ferguson, aggiungendo:

– Ho maturato esperienza in ambito ESG sia come studentessa sia come sustainability manager, sviluppando strategie di sostenibilità complete e implementandole in diversi progetti e organizzazioni. Ho inoltre guidato progetti per supportare i clienti nel rispetto dei requisiti normativi.»

Stine lavora a stretto contatto sia con i team interni che con i clienti per integrare la sostenibilità nei modelli e nelle strategie aziendali, contribuendo così a costruire un futuro più sostenibile.

Stine Ferguson, Head of Sustainability, PwC og Hilde Sandmæl, Key Account Manager, LCA.no
Stine Ferguson, Responsabile Sostenibilita’, PwC e Hilde Sandmæl, Key Account Manager, LCA.no

Cosa significa davvero la proposta Omnibus?

Il pacchetto Omnibus rappresenta il tentativo dell’Unione Europea di semplificare e armonizzare i requisiti di rendicontazione sulla sostenibilità, in particolare per agevolare le piccole e medie imprese (PMI) nel mantenere il passo con la transizione verde. L’obiettivo è aumentare la competitività, rafforzare l’industria europea e colmare il divario con le altre potenze mondiali. Inoltre, mira a stimolare l’innovazione e ridurre le emissioni di gas serra.

– “La proposta rinvia principalmente di due anni diversi obblighi di rendicontazione per le aziende che inizialmente erano tenute a riferire per l’anno 2025,” spiega Ferguson.

Viene anche innalzata la soglia per la rendicontazione obbligatoria, che passa da 500 a 1.000 dipendenti. Tuttavia, le aziende quotate devono continuare a riferire secondo il calendario previsto, con la prima scadenza fissata per la primavera 2025.

Non mettere in pausa la sostenibilità

Anche se molte aziende ora hanno più tempo, Ferguson mette in guardia fortemente contro l’interruzione degli sforzi di sostenibilità.

– “Molte imprese hanno già investito in sistemi di raccolta dati, assunto personale e avviato processi. Mettere tutto in pausa non è solo dannoso per il clima, ma anche per il business,” afferma.

Ferguson sottolinea che le sfide climatiche e le aspettative del mercato non scompariranno con il rinvio.

– “Il rischio legato alla sostenibilità rende le aziende vulnerabili. Anche se i requisiti normativi vengono posticipati, il mondo continua ad affrontare importanti sfide climatiche e naturali, che impatteranno economicamente le aziende e richiederanno grandi trasformazioni e innovazione.”

– “Le aziende che prenderanno sul serio questi aspetti saranno meglio posizionate nelle gare d’appalto, negli investimenti e nel reclutamento,” evidenzia.

Nuovi requisiti e nuove opportunità

Nonostante sia in corso il processo di semplificazione, Ferguson ritiene che ci siano ancora opportunità. È già stato lanciato il *quadro volontario dell’UE per le PMI (VSME)**.

– “Offre un punto di accesso semplificato alla rendicontazione sulla sostenibilità. L’UE ha proposto che lo standard volontario venga eventualmente implementato come atto delegato – e in Norvegia è probabile che diventi una normativa formale,” spiega Ferguson. “Ciò significa che ciò che oggi è ‘volontario’ potrebbe presto diventare obbligatorio. Per questo motivo, raccomando alle aziende di iniziare subito utilizzando strumenti chiave come le valutazioni di doppia materialità e di assicurarsi che la loro rendicontazione sulla sostenibilità sia basata su framework riconosciuti.”

Vantaggio competitivo – non solo conformità

La sostenibilità non riguarda più solo la reputazione: è strategia aziendale. Ferguson evidenzia cinque motivi chiave per cui iniziare presto porta vantaggi:

  • Trasparenza: instaurare un dialogo solido con gli stakeholder per condividere informazioni rilevanti.
  • Reputazione: le pratiche sostenibili migliorano l’immagine dell’azienda, mantenendola rilevante in un mondo in cui gli stakeholder richiedono responsabilità e innovazione.
  • Innovazione e differenziazione: sfruttare questa opportunità per distinguersi agli occhi di investitori, clienti e dipendenti.
  • Risparmio sui costi: ad esempio attraverso efficienza energetica e riduzione degli sprechi.
  • Vantaggio nelle gare d’appalto: clienti pubblici e privati richiedono sempre più soluzioni sostenibili documentate.

– La sostenibilità non è più opzionale. È essenziale per qualsiasi azienda moderna che punti al successo a lungo termine,” afferma Ferguson.

L’ EPD come strumento strategico

Ferguson vede l’EPD (Environmental Product Declarations) come componente centrale nella transizione verde.

– “Le EPD offrono un approccio strutturato, comparabile e analitico all’impatto ambientale, che sarà cruciale nella transizione verso un’economia circolare,” spiega.

Sottolinea come le EPD forniscano una maggiore comprensione dell’uso delle risorse e dell’efficienza e come le aziende che lavorano attivamente con le Life Cycle Assessment (LCA) possano documentare più facilmente i propri sforzi ambientali e ridurre le emissioni.

Carbon Accounting: uno standard minimo per le best practice

Anche con il rinvio previsto dall’Omnibus, le aziende dovrebbero continuare ,o iniziare, a rendicontare e a fissare obiettivi di riduzione dei gas serra sia per lo Scope 1 sia per lo Scope 2.

– “Sebbene il rinvio renda questo obbligatorio solo facoltativamente, consiglio alle aziende di rendicontare anche le emissioni dello Scope 3, soprattutto per chi ha catene di fornitura complesse. Scope 1 e 2 sono relativamente semplici, ma è nello Scope 3 che si concentrano le principali emissioni,” spiega Ferguson.

Ritiene che un lavoro sistematico e una raccolta dati accurata siano essenziali, e che metodologie come la Life Cycle Assessment (LCA) e gli strumenti EPD giocheranno un ruolo chiave in questo processo.

Sostenibilità sociale e visione globale

Gran parte del dibattito sulla sostenibilità si concentra sul clima e sull’ambiente, ma Ferguson ci ricorda che la dimensione sociale è altrettanto cruciale.

– “Salute e sicurezza, whistleblowing, valutazioni di due diligence – tutto questo è altrettanto importante. La sostenibilità riguarda il quadro completo, non solo la CO₂,” afferma..

Consiglio finale

Il calcolo delle emissioni di CO2 rappresenta uno standard minimo per le best practice: conoscere la propria situazione, dimostrare responsabilità e individuare opportunità per ridurre le emissioni. Differenziatevi ora, non aspettate, afferma Ferguson.

Le richieste normative stanno evolvendo rapidamente e la rendicontazione sta passando dal racconto narrativo a dati verificabili. Le aziende che abbracciano la sostenibilità oggi possono restare avanti, sia strategicamente sia in termini di valori.

– “Iniziare presto con la sostenibilità può dare alle aziende un vantaggio strategico in un mercato sempre più competitivo, contribuendo allo stesso tempo a un futuro più sostenibile,” conclude.

FATTI:

CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive):

Una direttiva dell’Unione Europea che rafforza i requisiti di rendicontazione sulla sostenibilità.
Entrata in vigore nel 2023, obbliga un numero maggiore di aziende a riportare informazioni sulla sostenibilità insieme a quelle finanziarie.

Punti chiave:

  • I report devono seguire standard comuni Europei (ESRS)
  • Devono coprire la doppia materialità: sia l’impatto dell’azienda su ambiente e società, sia come la sostenibilità influisce sul business
  • Devono essere assicurati da un revisore indipendente

In sintesi: la CSRD rende la sostenibilità misurabile, comparabile e obbligatoria.

ESG (Environmental, Social, Governance)

Un quadro per valutare quanto un’azienda sia sostenibile e responsabile.

  • E (Environmental – Ambiente): emissioni, uso dell’energia, gestione delle risorse
  • S (Social – Sociale): diritti umani, condizioni di lavoro, parità
  • G (Governance – Governance): trasparenza, lotta alla corruzione, etica, leadership

L’ESG è fondamentale sia nelle decisioni di investimento sia nella rendicontazione di sostenibilità.

VSME:

Indica lo Standard Volontario per Micro e Piccole Imprese, sviluppato dall’Unione Europea.

Si tratta di un quadro semplificato per la rendicontazione di sostenibilità, pensato per le piccole aziende come alternativa agli standard più complessi della CSRD.

Pur essendo volontario, è previsto che diventi una normativa formale in Norvegia, rendendolo di fatto obbligatorio per molte imprese.

Le tre categorie di emissioni

  • Cat. 1: emissioni dirette derivanti dalle operazioni aziendali (es. utilizzo di carburante nei veicoli o combustione in loco)
  • Cat. 2: emissioni indirette derivanti dall’energia acquistata (es. elettricità, teleriscaldamento)
  • Cat. 3: altre emissioni indirette – ad esempio logistica, beni/servizi acquistati, spostamenti dei dipendenti, utilizzo e fine vita dei prodotti. Spesso rappresenta la categoria più ampia e complessa.