EPD e DPP: da obbligo di conformità a leva competitiva, in ogni settore produttivo

Non solo edilizia: la nuova normativa europea e gli appalti pubblici rendono la documentazione ambientale verificata decisiva per competere, in ogni comparto industriale. Numeri, scadenze e casi concreti per le imprese italiane.

Per anni la documentazione ambientale di prodotto, a partire dalla dichiarazione EPD, è stata vista soprattutto come una formalità: qualcosa che serviva per vincere una gara d’appalto o soddisfare un capitolato tecnico, quasi sempre nel settore delle costruzioni. Il quadro che si sta delineando tra il 2026 e il 2032 cambia questa prospettiva per un perimetro di imprese molto più ampio dei soli produttori di materiali da costruzione: dal tessile all’arredo, dall’elettronica alla chimica, fino ai beni di consumo. La documentazione ambientale verificata sta diventando un asset competitivo, e la qualità dei dati un fattore che separa chi vince una commessa da chi ne resta escluso.

Questi temi sono al centro del webinar gratuito “EPD: dalla conformità alla competitività”, in programma il 1° ottobre 2026: dettagli in fondo all’articolo.

Cos’è un’EPD e perché conta di più oggi

Un’EPD (Environmental Product Declaration) è una dichiarazione ambientale di Tipo III, verificata da un ente terzo indipendente, che comunica in modo trasparente l’impatto ambientale di un prodotto o servizio lungo l’intero ciclo di vita. Alla base c’è lo studio LCA (Life Cycle Assessment), la metodologia che permette di calcolare l’impronta ambientale complessiva di un materiale, di un prodotto o di un intero edificio lungo tutta la sua vita utile (ISO 14040). L’EPD segue lo standard internazionale ISO 14025, che si applica a qualsiasi categoria merceologica: dai prodotti da costruzione, per i quali la norma di riferimento europea è la EN 15804, ai beni di largo consumo, dall’arredo al tessile, dall’elettronica alla chimica, fino ai servizi. Ogni categoria fa riferimento a proprie Product Category Rules (PCR), le regole tecniche che definiscono cosa e come misurare. Il sistema è nato in Svezia nel 1998 ed è stato sviluppato in Norvegia da EPD-Global a partire dal 2002; oggi conta oltre venti Program Operator armonizzati in Europa attraverso ECO Platform, attivi su decine di categorie di prodotto diverse.

La spinta normativa europea: dal Regolamento sui prodotti da costruzione (CPR) al Digital Product Passport

Due regolamenti europei, di portata diversa, stanno ridisegnando le regole del gioco per la documentazione ambientale di prodotto. Il CPR, Regolamento (UE) 2024/3110, riguarda specificamente i prodotti da costruzione: con applicazione a scaglioni dall’8 gennaio 2026, porta le informazioni ambientali, in particolare la dichiarazione del GWP, direttamente nella Dichiarazione di Prestazione e Conformità (DoPC), condizione necessaria per la marcatura CE. L’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), Regolamento (UE) 2024/1781, ha invece portata orizzontale: si applica a quasi tutte le categorie di prodotto immesse sul mercato europeo, indipendentemente dall’origine. È l’ESPR a introdurre il Digital Product Passport (DPP), che raccoglierà informazioni strutturate e leggibili da macchina lungo l’intero ciclo di vita del prodotto: composizione dei materiali, processi produttivi, impatto climatico e ambientale, indicazioni per uso e riparazione, fino alle istruzioni di fine vita, tramite QR code o altro identificativo digitale.

Come lEPD alimenta il DPP: il flusso dei dati

Il calendario di attuazione è già scritto: acciaio e ferro dal 2026, con il registro DPP UE operativo da luglio; batterie dal febbraio 2027; tessile, calzature, mobili, pneumatici, materassi, detergenti e alluminio nel 2027; elettronica e altri metalli nel 2028-29. Per i prodotti da costruzione l’obbligo è atteso tra il 2029 e il 2030, con copertura piena entro il 2032. Gran parte delle informazioni richieste dal DPP coincide con quanto un’EPD già documenta: l’EPD è, in questo schema, il motore dati su cui si costruisce il DPP. Chi ha già certificazioni EPD solide parte quindi avvantaggiato quando l’obbligo scatterà nel proprio settore, che si tratti di edilizia, tessile, elettronica o arredo.

Tempistiche: quando arriva il Digital Product Passport per ogni categoria di prodotto

L’Italia e la leva degli appalti pubblici

Nel nostro Paese il cambiamento passa soprattutto dagli appalti pubblici, e non riguarda solo l’edilizia. Il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023, art. 57) rende i Criteri Ambientali Minimi (CAM) obbligatori in tutte le gare, in coerenza con il PAN GPP, il Piano nazionale per il Green Public Procurement. I CAM sono definiti per famiglie di prodotti e servizi diverse, dall’edilizia agli arredi, dall’illuminazione pubblica ai prodotti tessili, dalla ristorazione collettiva alla carta. L’aggiornamento più recente riguarda l’edilizia: il nuovo DM sui CAM Edilizia (in vigore dal 2 febbraio 2026) sostituisce il DM 256/2022 e allinea i requisiti ambientali a CPR ed EPBD, spostando il baricentro dalle autodichiarazioni ai dati verificati da enti accreditati, un modello destinato a estendersi anche agli altri comparti coperti dai CAM. La conseguenza per i produttori è diretta, in qualsiasi settore vendano alla Pubblica Amministrazione: occorre poter documentare il profilo ambientale dei prodotti con dati certificati, non autodichiarati.

Dalla conformità alla competitività

Il salto che il mercato sta compiendo si può riassumere in tre fasi. Ieri avere un’EPD era un requisito documentale per qualificarsi alle gare. Oggi i dati ambientali sono trasparenti e i prodotti vengono confrontati tra loro: chi acquista compara i risultati, non si limita a verificarne l’esistenza. Domani, e in parte già oggi, si vince sulla performance: impronta di carbonio più bassa e indicatori ambientali più solidi diventano criteri preferenziali nelle gare, mentre l’assenza di documentazione ambientale equivale sempre più spesso a un’esclusione dal mercato, prima ancora che inizi la valutazione tecnica.

I numeri aiutano a misurare la portata del cambiamento: a livello globale si stima una crescita dalle attuali 45.000 EPD registrate a oltre 300 milioni nei prossimi anni. Un esempio: in Italia, a fronte di circa 17.000 aziende produttrici di prodotti da costruzione, le EPD oggi registrate nel Portale ECO Platform con codice paese IT sono circa 4.100, un divario che indica un ampio margine di crescita per chi si muove in anticipo.

La crescita delle EPD registrate a livello globale e in Italia

La leva della digitalizzazione: dal dato verificato al miglioramento continuo

Gestire volumi di questa scala con i metodi tradizionali, studi LCA prodotti manualmente uno alla volta, non è sostenibile. È qui che entrano in gioco strumenti digitali come l’EPD-generator sviluppato da LCA.no: una piattaforma interamente digitalizzata, basata esclusivamente su dati verificati, che genera EPD in formati machine-readable (ISO 22057, PDT/PTS) integrabili con DoPC, DPP e applicazioni BIM, permettendo di ottenere certificazioni EPD in tempi più rapidi e con costi inferiori rispetto ai metodi tradizionali. Poiché il sistema lavora su dati verificati collegati direttamente alla “ricetta” del prodotto, è anche possibile intervenire su materie prime, trasporti o consumi energetici e aggiornare di conseguenza la documentazione: l’EPD smette così di essere un documento statico e diventa uno strumento di lavoro per ridurre l’impronta di carbonio con dati verificabili.

Per le imprese, prepararsi al DPP significa avviare fin da ora un percorso strutturato: mappare quali categorie di prodotto e mercati sono coinvolti, censire la documentazione già disponibile, e organizzare i dati di prodotto in un formato strutturato e aggiornabile, spesso integrando i sistemi già in uso (ERP, PIM, PLM, strumenti LCA) con soluzioni dedicate. Le aziende che partono da un’implementazione pilota, per poi scalare gradualmente e investire su formazione, tendono ad arrivare più preparate al momento in cui i requisiti diventeranno obbligatori.

Alcuni casi concreti confermano che il vantaggio non è solo teorico: nel settore delle pavimentazioni, la certificazione EPD dell’intera gamma di prodotto è stata la condizione per essere ammessi alla fornitura di un progetto edilizio; nell’HVAC, la certificazione EPD ha permesso di quantificare e comunicare una riduzione del 40% delle emissioni in fase d’uso rispetto a un climatizzatore generico, trasformando un dato ambientale in un argomento commerciale.

Il tema del webinar del 1° ottobre

Questi temi, dal quadro normativo europeo alla pressione degli appalti pubblici italiani, dalla lettura industriale di un produttore alla dimensione tecnica e digitale della certificazione, saranno al centro del webinar gratuito “EPD: dalla conformità alla competitività. Performance ambientali, verifica e digitalizzazione: come cambia la competitività dei prodotti”, in programma il 1° ottobre 2026. Il taglio degli interventi guarda in particolare al settore delle costruzioni, tra i più esposti alla pressione normativa in questa fase, ma i principi discussi restano validi per qualsiasi azienda alle prese con documentazione ambientale. L’evento è organizzato congiuntamente da LCA.no, Mapei, EPD-Global e Greenwich Sustainability Consulting (a Socotec Company), e vedrà gli interventi di Håkon Hauan (CEO di EPD-Global e Presidente di ECO Platform AISBL), Mikaela Decio (Corporate Environmental Sustainability Manager, Mapei), Vanessa Malerba (Project Leader, Greenwich) e Daniela Hovland (Key Account Manager, LCA.no).

Per scoprire come funziona in pratica, è possibile richiedere una demo della piattaforma EPD-generator.